Celebrata stamani a Roma la 88esima Giornata Mondiale del Risparmio.

Si è celebrata stamani a Roma, presso il Palazzo della Cancelleria sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica,  l’88ª Giornata Mondiale del Risparmio, da sempre organizzata dall’Acri,l’Associazione che rappresenta collettivamente le Fondazioni di origine bancaria e le Casse di Risparmio Spa.

Ha aperto i lavori il Presidente dell’Acri Giuseppe Guzzetti ed hanno svolto relazioni: il Presidente dell’AbiGiuseppe Mussari, il Governatore della Banca d’ItaliaIgnazio Visco, il Ministro dell’Economia e delle FinanzeVittorio Grilli.

Come ogni anno l’Acri ha presentato i risultati dell’indagine sugli Italiani e il Risparmio, che da dodici anni realizza insieme ad Ipsos per questa occasione.

I risultati dell’indagine sono suddivisi in due macroaree: la prima, comune a tutte le rilevazioni (dal 2001 al 2012), che consente di delineare quali siano oggi l’atteggiamento e la propensione degli Italiani verso il risparmio, evidenziando i cambiamenti rispetto al passato; la seconda focalizzata sul tema specifico della Giornata, che quest’anno è “La sfida della ripresa poggia sul risparmio“.

L’INDAGINE IPSOS IN SINTESI

L’86% degli Italiani ritiene che la crisi sia assai grave e più di 3 su 4 si attendono che durialmeno altri 3 anni. Però gli Italiani guardano al futuro con una nuova fiducia, nonostante la durezza del momento attuale. A livello complessivo (considerando il futuro personale, locale, nazionale, europeo e mondiale) il 45% è ottimista, contro il 38% di pessimisti (il restante 17% è in equilibrio): il saldo positivo di 7 punti percentuali in favore degli ottimisti è particolarmente significativo se comparato con il saldo negativo di 14 punti percentuali del 2011.

È inoltre dasegnalare la marcata riduzione di sfiducia nei confronti dell’Italia: ben 30 punti percentuali.

Gli sfiduciati riguardo al Paese, infatti, sopravanzano di 5 punti percentuali i fiduciosi (il 37% contro il 32%), ma nel 2011 gli sfiduciati erano più della metà della popolazione (il 54%). Tornaanche la fiducia sulle prospettive future dell’economia europea con i fiduciosi che sopravanzano di 11 punti percentuali i pessimisti (il 36% di ottimisti contro il 25% di pessimisti) e un recupero simile riguarda anche l’economia mondiale nel suo insieme.

Riguardo al presente i soddisfatti della propria situazione economica (46%) sono meno degli insoddisfatti (54%), mentre continua a decrescere, ormai dal 2005, il numero di coloro che riescono a migliorare la propria situazione economica: oggi non superano il 3%. Al contempo aumenta il numero di famiglie direttamente colpite dalla crisi: sono il 26%, più di una su quattro, contro il 23% del 2011.

La fiducia nell’Unione Europea permane (il 59% ha fiducia) ma è in costante calo: dal 2009 a oggi sono stati persi 10 punti percentuali di fiduciosi. Anche l’Euro non soddisfa: ne èinsoddisfatto il 69% degli Italiani. Il 57%, però, ritiene che fra 20 anni avere l’Euro sarà un vantaggio, e il dato è in crescita rispetto al 53% del 2011.

Riguardo ai consumi non si può semplicemente parlare di riduzione, perché è in atto un vero e proprio cambio di paradigma generato dalla reale contrazione del potere d’acquisto delle famiglie, dalle preoccupazioni future e dalla volontà di ricostruire gli stock di risparmio, sempre più ridotti.

Gli Italiani continuano ad avere una forte propensione al risparmio, che ormai assume quasi la caratteristica di un ancoraggio per la propria sicurezza: il 47% non riesce proprio a vivere tranquillo senza mettere da parte qualcosa, percentuale in crescita rispetto agli anni precedenti (era il 44% nel 2011 e il 41% nel 2010). Peraltro le famiglie che dicono di essere riuscite a risparmiare sono solo il 28%; fino all’anno scorso erano più di un terzo degli Italiani (il 35% nel 2011 e il 36% nel 2010).

Ormai prevale il numero di coloro che consumano tutto quello che guadagnano: sono il 40%.

Coloro che sono in saldo negativo di risparmio, ovvero decumulano risparmio o ricorrono al debito, sono il 31% (il 29% nel 2011), cioè più di coloro che riescono a risparmiare.

Riguardo agli impieghi del proprio risparmio continua ad essere alta la preferenza per la liquidità, che tocca 2 Italiani su 3.

Il “mattone” rimane l’investimento ideale solo per il 35% degli Italiani; lo era per il 70% nel 2006, per il 54% nel 2010, per il 43% nel 2011. Crescono – raggiungendo il massimo storico del 32% – coloro che reputano questo il momento miglioreper investire negli strumenti ritenuti più sicuri (risparmio postale, obbligazioni e titoli di Stato).

Cresce anche prepotentemente il numero di coloro che ritengono sbagliato investire in una qualsiasi forma (il 18% nel 2010, il 23% nel 2011, il 28% nel 2012), mentre sono costanti gli amanti dei prodotti più a rischio (sempre intorno al 5%).

Il risparmiatore si sente attento soprattutto alla rischiosità dell’investimento, ma non si sente in grado di identificare facilmente un investimento sicuro: sono solo il 19% gli Italiani che si sentono in grado, a fronte di quasi l’80% che non pensa di esserlo.